Naturalistici

Dopo un anno di chiusura per ristrutturazione e ampliamento, ha riaperto a inizio maggio l’Orto Botanico di Pavia! Chiamato anche , si tratta dell’orto botanico più antico della Lombardia, fondato nel 1773.

All’ingresso ci dà il benvenuto il roseto storico, istituito nel secondo dopoguerra e che attualmente ospita più di 200 varietà di rose, tra specie selvatiche, ibridi e cultivar antiche e moderne. Ai margini di questa collezione invece si trovano due aiuole di Azalee ( ssp.).

Proseguendo a nord troviamo la torbiera delle piante carnivore, di recente installazione. Questa vasca ad acqua bassa e stagnante ospita 12 specie e sottospecie diverse di , piante carnivore con fiori vistosi e caratterizzate dalle trappole a pozzo. Queste sono formate da foglie modificate in strutture chiamate ascidi, le quali producendo nettare attirano e catturano le prede.

Altra collezione recente è l’irideto, che comprende cultivar antiche e specie selvatiche come , autoctona e tipica dei boschi del Ticino. Vicino sono presenti le vasche per la coltivazione di , una licofita acquatica in pericolo critico di estinzione. Inizialmente considerata alloctona, studi genetici hanno rivelato che si tratta di una specie endemica presente solo nelle province di Pavia, Vercelli e Novara. L’Orto si occupa della sua conservazione al fine di reintrodurla lungo canali e risaie, dove è minacciata dall’inquinamento e dal cambio di pratiche di risicoltura.

Passando oltre le Serre scopoliane troviamo il Vigneto proibito, composto da 10 filari di viti americane e ibridi introdotti nel XIX secolo come portainnesto o come produttori diretti in risposta all’invasione della filossera della vite, l’oidio e la peronospora che piegarono la viticoltura europea. Il commercio dei vini da specie americane venne vietato negli anni 30, da qui l’epiteto “proibito”.

La pianta simbolo dell’Orto è sicuramente il monumentale Platano di Scopoli ( ), alto 45 metri e largo 7, piantato dal prestigioso direttore nel 1778.

Mirco Gruppi

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