Naturalistici

Questa estate, in vacanza con degli amici, ho avuto il piacere di visitare il Museo universitario di Chieti, di cui mi hanno particolarmente colpito le varie collezioni botaniche, spesso rare nei musei di Scienze Naturali.

Il museo, fondato nel 1994 e dal 2005 collocato nella sede di Piazza Trento e Trieste, possiede oltre 19.000 reperti, in gran maggioranza grazie a donazioni da privati. Le più importanti in ambito botanico sono le collezioni scolastiche, donate dal Liceo Classico “G. B. Vico”, il liceo “Isabella Gonzaga” (di circa mille pezzi l’una), e una collezione di 6.000 reperti venduta nel 2013 dal Pontificio Seminario Regionale abruzzese-molisano “San Pio X”.

Fanno parte di quest’ultimo una raccolta xilologica e la collezione del germoplasma, con semi e frutti conservati sotto vetro. Accanto ai campioni di specie comuni si trovano anche esemplari esotici e specie ormai in disuso. Tra i vasi appare un interessante intruso: un vaso contenente numerose galle di quercia ed altri alberi. Nella stessa sala, soprannominata infatti “Natura in vetrina dell’800”, è anche esposto l’Erbario Padalino. Realizzato nella prima metà del 1900 da Don Ciro Padalino, professore presso il Seminario Regionale a Chieti, i campioni sono serviti per l’insegnamento della botanica ai suoi studenti. Per lo stesso scopo montò una sessantina di preparati in vetro, che mostrano la morfologia fogliare e la fitopatologia. È anche inclusa una collezione di licheni ed altre “crittogame”, che si uniscono a quelle donate dal liceo “G. B. Vico”.

Al secondo piano troviamo una sezione dedicata all’Etnomedicina, con una vetrina centrata sulla fitoterapia e le piante medicinali e officinali, e la collezione di Adriano Antonucci, che raccoglie anche vari reperti paleobotanici, come fossili di foglie di platano eocenici con tracce di morsi di insetti, parte di un’ampia collezione a tema paleopatologica del museo.

Consiglio vivamente la visita a chiunque si trovasse in zona, anche per le molte altre sezioni non a tema botanico, come quella sull’origine dell’uomo e sull’orso preistorico, altrettanto curate e informative!

Mirco Gruppi

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